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Il segreto professionale degli assistenti sociali e la responsabilità penale. Alcune riflessioni

- 4 Marzo 2026

Abstract

In un contesto caratterizzato da forti disuguaglianze, trasformazioni demografiche, precarietà lavorativa, migrazioni e nuove forme di vulnerabilità, gli assistenti sociali rappresentano un presidio fondamentale di tutela, accompagnamento e promozione del benessere delle persone e delle comunità. L’esercizio della professione, tuttavia, richiede, oltre ad una grande competenza comunicativa e relazionale, anche e soprattutto un’accurata conoscenza del reticolato normativo che la disciplina. Il contributo è così un’occasione di riflessione sui diritti, doveri e obblighi degli assistenti sociali, dedicando una particolare attenzione ai profili delle responsabilità che ruotano intorno al rispetto del segreto e ai suoi diversi volti: oltre la deontologia, infatti, vi è la scure del diritto penale, che oggi più di ieri non può essere trascurata.

SOMMARIO: 1. Il segreto professionale nel codice deontologico dell’assistente sociale. 2. Il codice deontologico: da imperativo etico a obbligo giuridico. 3. La violazione del segreto professionale, l’obbligo di denuncia e gli effetti penali. Un apparente conflitto di doveri. 4. Il diverso volto del segreto d’ufficio: un veloce confronto. 5. Segreto professionale e obbligo di riservatezza: un delicato equilibrio. 6. Considerazioni conclusive.   

*Il contributo ha superato con esito favorevole la valutazione anonima da parte di un revisore scelto tra i membri del comitato di valutazione/scientifico ovvero da un revisore esterno da questi indicato e confluirà nel numero 2 del 2026. 

Citazione del contributo:

G. Alesci, Il segreto professionale degli assistenti sociali e la responsabilità penale. Alcune riflessioni, in De Iustitia, 2, 2026.

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