La crisi della legalità nell’accesso alla professione forense motivazione amministrativa, decretazione d’urgenza e delegittimazione della funzione forense

- 3 Aprile 2026

Abstract

Il presente contributo affronta la crisi della legalità nell’accesso alla professione forense, muovendo dalla ricostruzione dogmatica della natura giuridica dell’esame di Stato e dalla distinzione tra procedimenti abilitativi e selettivi. L’analisi dimostra come tale distinzione imponga una diversa declinazione dell’obbligo di motivazione: se nei procedimenti selettivi la motivazione deve assumere carattere comparativo, rendendo conto delle ragioni della preferenza accordata a un candidato rispetto agli altri, nei procedimenti abilitativi essa deve assumere carattere certificativo, esplicitando le ragioni per cui il candidato possiede o non possiede i requisiti di idoneità. Tale diversa declinazione, lungi dal giustificare un’attenuazione dell’obbligo motivazionale nelle procedure abilitative, ne rafforza l’esigenza in ragione della peculiare funzione di garanzia che l’abilitazione forense assolve nei confronti dell’utenza. Lo studio esamina quindi gli effetti della reiterata decretazione d’urgenza sulla stabilità procedurale, evidenziando come tale prassi non rilevi quale mero dato politologico, bensì quale fattore di legittimazione di una legalità precaria che ha consentito l’introduzione di deroghe ai criteri di valutazione ordinari e l’adozione di prassi valutative incompatibili con il regime di trasparenza previsto dalla legge n. 247 del 2012. L’indagine prosegue con un’ampia analisi comparatistica degli ordinamenti europei, dimostrando che il voto numerico isolato costituisce un’anomalia nel contesto continentale alla luce dell’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della consolidata giurisprudenza del Conseil d’État francese, del Bundesverwaltungsgericht tedesco e del Tribunal Supremo spagnolo. Il contributo si conclude con l’analisi delle conseguenze che tali patologie producono sulla legittimazione istituzionale dell’avvocatura, sviluppando la tesi secondo cui l’abilitazione mediante atto amministrativo privo di articolazione discorsiva contraddice ontologicamente la funzione di una professione costituzionalmente fondata sulla parola e sull’argomentazione, determinando una delegittimazione sistemica che trascende l’interesse del singolo candidato per investire la credibilità dell’intero ordinamento.

SOMMARIO: 1. Premessa metodologica e delimitazione dell’oggetto. 2. La natura giuridica dell’esame forense: la distinzione tra procedimenti abilitativi e selettivi. 3. La diversa declinazione della motivazione: dal giudizio comparativo al giudizio certificativo. 4. L’abilitazione forense come atto di garanzia verso l’utenza e fondamento dell’obbligo rafforzato di motivazione.  5. La decretazione d’urgenza come fattore di legittimazione della legalità precaria. 6. Il nesso causale tra instabilità normativa e deroga al regime ordinario di trasparenza. 7. La motivazione numerica come dismissione della ragione pubblica. 8. La dimensione europea della motivazione: l’art. 41 della Carta dei diritti fondamentali come parametro invalicabile. 9. La delegittimazione ontologica della funzione forense. 10. Conclusioni e prospettive di riforma.

*Il contributo ha superato con esito favorevole la valutazione anonima da parte di un revisore scelto tra i membri del comitato di valutazione/scientifico ovvero da un revisore esterno da questi indicato e confluirà nel numero 2 del 2026. 

Citazione del contributo:

A. A. Presutto, La crisi della legalità nell’accesso alla professione forense motivazione amministrativa, decretazione d’urgenza e delegittimazione della funzione forense, in De Iustitia, 2, 2026.

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